Tradizioni di famiglia (prima parte)
Posted on 2007-01-04 at 19:27
Le tradizioni familiari stanno a poco a poco perdendo il loro fascino, peso ed attaccamento col passare degli anni, ed è un vero peccato. Un paio di idee sul perche ce le ho, ma non ho voglia ora di lanciarmi in una filippica sul tema della famiglia, non è davvero il caso.
Ci sono poche tradizioni nella mia famiglia. Ad essere precisi c'è una tradizione da parte dei "Crotta" ed una da parte dei "Galli", ed è di quest'ultima che voglio scrivere ora: I cappelletti di Natale.
Non esiste Natale che possa essere trascorso senza mangiare i tradizionali cappelletti fatti come si fanno a Ferrara, più precisamente Codigoro, ancora più precisamente Pontemaodino. La tradizione vuole che il giorno di Natale tutta la famiglia (intesa nel senso matriarcale del termine) si ritrovi nella casa più grande a festeggiare durante il pranzo del 25. Il piatto forte del menù tradizionale sono i cappelletti, il lesso ed il salame, accompagnati da abbondante vino rosso e deliziati per finire dalla ciambella ("brazadela" 1 2), dal pan-pepato (quando c'era la fortuna di averlo), un buon numero di arachidi (o "spagnolette") in attesa del caffè.
Per realizzare tutto questo era necessario che le donne si riunissero per preparare il tutto, e quel giorno, il 24 dicembre, la mia nonna non era più la mia nonna... Si perche la mia nonna era la nonna più dolce e tenera del mondo, che mi copriva di baci e carezze e che si sarebbe fatta veramente in quattro per me, sempre pronta a coccole ed attenzioni. Ma il 24 dicembre no.
Quel giorno la nonna arrivava da noi con lo sguardo già serio e concentrato, in piena concentrazione pre-agonistica, taciturna ed assolutamente imperturbabile. Portava con se il suo mattarello professionale: "al Sgnadur". Un metro e trenta di lunghezza, circa sei centimetri di diametro, legno duro e pesante, il pomello solo da un lato per legarlo ed appenderlo. Praticamente un'arma bianca che veniva tenuta sullo stesso piano della spada di un cavaliere templare: sfoderata solo per le grandi occasioni, riverita come si conviene ad un eroe, brandita con la maestria che si conquista solo in anni di pratica e degna di essere toccata solo dall' elite di chi ne è davvero meritevole. Da tradizione la "'zdora" (la padrona di casa) può definirsi tale solo dal momento in cui è dotata di sgnadur che sa utilizzare con maestria in entrambi gli usi cui è preposto: tirare la sfoglia (fino a 12 uova!) e menare il marito. Non a caso tradizionalmente quello scettro del potere era il primo articolo che componeva la dote ed il corredo di una sposina. (Nella foto accanto un gruppo di zdore o 'zdaure' da competizione alla gara del "Mattarello D'Oro". Per maggiori info sulle zdore consiglio http://www.zdaura.splinder.com/ da cui è stata presa l'immagine)
Vedere quindi la nonna con lo snadur in mano voleva dire solo una cosa: non c'è trippa per gatti, bisognava stare alla larga ed attendere. Le femmine si sarebbero riunite ed era una cosa solo per loro, ma più che un riunirsi era un vero e proprio isolarsi! E la cosa aveva la solennità ed il mistero tipico dei rituali del Sabba, una di quelle situazioni in cui le donne si appartano e tirano fuori l'atavico potere che le lega alla "Dea Madre Terra" dove nessun' altro è ammesso. La porta della cucina era chiusa ed era assolutamente a tassativamente proibito entrare, per qualsiasi motivo. Il rituale poteva andare avanti per ore, dal primissimo dopo pranzo fino alla notte dato che si poteva arrivare a fare fino a 600/800 cappelletti.
Il giorno dopo si sarebbe visto il prodotto di tutto quel lavoro svolto in segreto: i cappelletti in brodo che il nonno non poteva non sottolineare prendessero la loro forma dall'ombelico delle donne, guadagnandosi immancabilmente a sgridata della nonna.
L'altra tradizione, quella "Crotta", mi sa che ve la racconto tra qualche anno. Non per cattiveria, ma comprende un battesimo e quindi...
Ci sono poche tradizioni nella mia famiglia. Ad essere precisi c'è una tradizione da parte dei "Crotta" ed una da parte dei "Galli", ed è di quest'ultima che voglio scrivere ora: I cappelletti di Natale.
Non esiste Natale che possa essere trascorso senza mangiare i tradizionali cappelletti fatti come si fanno a Ferrara, più precisamente Codigoro, ancora più precisamente Pontemaodino. La tradizione vuole che il giorno di Natale tutta la famiglia (intesa nel senso matriarcale del termine) si ritrovi nella casa più grande a festeggiare durante il pranzo del 25. Il piatto forte del menù tradizionale sono i cappelletti, il lesso ed il salame, accompagnati da abbondante vino rosso e deliziati per finire dalla ciambella ("brazadela" 1 2), dal pan-pepato (quando c'era la fortuna di averlo), un buon numero di arachidi (o "spagnolette") in attesa del caffè.
Per realizzare tutto questo era necessario che le donne si riunissero per preparare il tutto, e quel giorno, il 24 dicembre, la mia nonna non era più la mia nonna... Si perche la mia nonna era la nonna più dolce e tenera del mondo, che mi copriva di baci e carezze e che si sarebbe fatta veramente in quattro per me, sempre pronta a coccole ed attenzioni. Ma il 24 dicembre no.
Quel giorno la nonna arrivava da noi con lo sguardo già serio e concentrato, in piena concentrazione pre-agonistica, taciturna ed assolutamente imperturbabile. Portava con se il suo mattarello professionale: "al Sgnadur". Un metro e trenta di lunghezza, circa sei centimetri di diametro, legno duro e pesante, il pomello solo da un lato per legarlo ed appenderlo. Praticamente un'arma bianca che veniva tenuta sullo stesso piano della spada di un cavaliere templare: sfoderata solo per le grandi occasioni, riverita come si conviene ad un eroe, brandita con la maestria che si conquista solo in anni di pratica e degna di essere toccata solo dall' elite di chi ne è davvero meritevole. Da tradizione la "'zdora" (la padrona di casa) può definirsi tale solo dal momento in cui è dotata di sgnadur che sa utilizzare con maestria in entrambi gli usi cui è preposto: tirare la sfoglia (fino a 12 uova!) e menare il marito. Non a caso tradizionalmente quello scettro del potere era il primo articolo che componeva la dote ed il corredo di una sposina. (Nella foto accanto un gruppo di zdore o 'zdaure' da competizione alla gara del "Mattarello D'Oro". Per maggiori info sulle zdore consiglio http://www.zdaura.splinder.com/ da cui è stata presa l'immagine)Vedere quindi la nonna con lo snadur in mano voleva dire solo una cosa: non c'è trippa per gatti, bisognava stare alla larga ed attendere. Le femmine si sarebbero riunite ed era una cosa solo per loro, ma più che un riunirsi era un vero e proprio isolarsi! E la cosa aveva la solennità ed il mistero tipico dei rituali del Sabba, una di quelle situazioni in cui le donne si appartano e tirano fuori l'atavico potere che le lega alla "Dea Madre Terra" dove nessun' altro è ammesso. La porta della cucina era chiusa ed era assolutamente a tassativamente proibito entrare, per qualsiasi motivo. Il rituale poteva andare avanti per ore, dal primissimo dopo pranzo fino alla notte dato che si poteva arrivare a fare fino a 600/800 cappelletti.
Il giorno dopo si sarebbe visto il prodotto di tutto quel lavoro svolto in segreto: i cappelletti in brodo che il nonno non poteva non sottolineare prendessero la loro forma dall'ombelico delle donne, guadagnandosi immancabilmente a sgridata della nonna.
L'altra tradizione, quella "Crotta", mi sa che ve la racconto tra qualche anno. Non per cattiveria, ma comprende un battesimo e quindi...
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