HardHackz... You Fucking Dhumb Lamer ....
Posted on 2007-05-29 at 19:07
Why did you do it?
Did you need to prove you can Hack the same buggy PHP Blog TWICE??? Is your ego so low this days that you need to go for such an easy hunt to feel a real Hax0r??
I thought you had ethicks, I also left your footprint in the blog to show you respect, we exchanged emails for a whyle about PGP and then?? Why did you do this? It's a backstab, definetly lack of style, something so stupid just a short brained scriptkiddie would do...
Delete the files in the sistem you hacked? What's the point in this?? What you think you show? NOTHING AT ALL !!! This is something you can find in any hacking tutorial for beginners: "don't harm peoples systems or data", maybe you need to start again from those texts because YOU MISSED THE BASICS !!!
This was very stupid.
Stella stellina...
Posted on 2007-05-15 at 2:30
No, io non ci credo veramente a certe dicerie o usanze, all'oroscopo o a tutta l'altra pletora di superstizioni. Confesso di aver avuto tempo fa un cedimento momentaneo, ma era per un ottimo motivo, chi è stato chiamato in causa può testimoniare. Ma per il resto no. Devo ammettere tuttavia che certe volte possono capitare cose che fanno vacillare certi assunti e lasciano perplessi, sgomenti. L'altra notte, dopo una serata davvero bella e dolce, eravamo li, da soli, stavamo tornando a casa e scherzando sereni, quando una strana associazione di idee richiamata chissà come mi ha portato alla mente un evento, una possibilità. E' una possibilità che voglio, davvero. Non la cerco con disperazione, ne bramosia, ne affanno. E' semplicemente un evento che aspetto, coltivo, curo, dando il tempo alle cose di fare il loro corso, al destino il diritto di mettermi alla prova, al futuro la possibilità di stupirmi. E' uno di quei desideri che cerchi e che comunque, non dipendendo solo ed esclusivamente da te, fa fare un piccolo sospiro e pensare "...magari..." Così può succedere che la forza sincera di quel desiderio e la pacata determinazione con cui lo si insegue possano forzare le presunte regole della superstizione e ribaltare il meccanismo causa-effetto, come la ruota di un mulino che fa scorrere il fiume. Ed esattamente un secondo dopo quel sommesso ugurio le regole alchemiche della superstizione sono scosse dalla presenza di un effetto che si afferma con così tanta convinzione a cui ancora manca una causa, e non possono sottrarsi a quella regola e si vedono costrette a porre rimedio per mantenere una parvenza di equilibrio coerente e così... Una grande e luminosa stella cadente riga il cielo scuro della notte come una lacrima di commozione empatica, lasciandomi a bocca aperta incredulo... Un desiderio così non può rimanere senza una stella ad accompagnarlo? Mi forza a chiedermi se sono ancora quello che "non crede più alle coincidenze"... e a capire allora cosa questo comporta. No, io non ci credo veramente a certe cose. Perché altrimienti sarebbe troppo bello... ma più bello di quanto già non sia, è davvero impossibile. Ma se anche le stelle, a modo loro, sono dalla nostra parte, accetto voletieri il loro augurio e continuo sereno sulla mia strada, che so essere quella giusta.
Un vero Maestro
Posted on 2007-03-13 at 11:51
Spesso capita di sentire questa domanda nelle palestre e nel dojo: "Ma come si ricoosce un vero Maestro? quali sono le sue caratteristiche? come si può distinguerne uno 'vero' da 'aria fritta'?" Io, a dire il vero, non lo so. O meglio... Ho un certo numero di idee piuttosto chiare e precise, ma lungi da me poter dire di averlo veramente capito (ammesso che... ci sia qualcosa da capire). Giorni fa sul Forum dell' AnShinKai si è presentata questa interessante domanta. Ho provato a dire la mia in modo molto scherzoso. Anzi, era propri partita con l'idea di prendere in giro tutti quei maestrini che parlano alla cinese, si atteggiano a Konfucio e usano parafrasi, iperbole, parabole e immagini utili solo a confondere le idee e a nascondere le loro lacune... solo che poi, è venuto fuori questo: il Maestro è come un'arancia, se lo guardi da fuori vedi solo la buccia, e si capisce che è particolare, piena di irregolarità. Mica come la mela che ha la buccia tutta liscia uguale, prevedibile. Quindi di sicuro il Maestro è una persona particolare, fuori da comune. Ma la buccia non è l'arancia, non ci si può fermare li....
Uno potrebbe essere tratto in inganno dal fatto che la buccia sembra aspra, ma può essere usata per fare i canditi, che sono buonissimi... e questa immagine potrebbe sembrare molto zen, quindi il Maestro è quello che attraverso l'amaro della buccia, che di solito si scarta, sa poi tirare fuori il candito...
Ma non basta. Dentro, ci sono gli spicchi, tutti uniti, e tutti separati, distinti. Completi in se stessi ma più completi nel loro insieme. Quindi il Maestro ha tanti spicchi, ben separati, chiari, evidenti, ben organizzati, come il suo sapere che è composto di tanti aspetti e particolari diversi che non mescola mai, non confonde, ma che sa assemblare a formare una sfera, la forma perfetta...
Ma anche qui non basta, c'è di più: c'è la spremuta! che contiene vitamina C, che fa bene, che fa addirittura guarire dal raffreddore. E anche qui sembra che ci siamo, il vero significato è sotto la buccia, è oltre lo spicchio: è nel succo! che bisogna ottenere spremendo con fatica e che poi porta alla vitamina alla salute. Quindi il Maestro ti fa faticare per spremere fuori il meglio da quel complesso sapere sintetizzandone l'essenza e li troverai il vigore, il senso, il dolce, la salute...
Eppure... ancora non basta... perche dopo che avrai tolto la buccia, aperto gli spicchi, spremuto l'arancia... rimane ancora, sempre, ancora qualcosa... e, guarda caso, ad ogni passaggio quello che hai tralasciato è più importante di quello che hai preso...
L'arancia ha i semi....
Evidentemente sono sulla buona strada per diventare un maestrucolo: faccio discorsi insulsi e parlo troppo, in pratica ho la pensione assicurata. Spero solo non sia grave... A parte gli scherzi forse la citazione migliore che potrei fare viene da (si, lo so, è pacchiano e fa molto terra terra, ma che ci posso fare se sono d'accordo?) La Tigre ed il Dragone: Cosa significa "maestro"? Cos'è una guida? Cos'è l'arte della spada? Sono solo parole vuote: la verità è nel silenzio. E come la verità è nel silenzio, la forza è nella quiete. Non c'è lotta senza pace interiore...
Saggezza da Bambini
Posted on 2007-03-01 at 19:26
Tanti anni fa, da bambino (si...era taaaaaaanto tempo fa, circa il plestocene inferiore e la mamma mi faceva il bagnetto nella pozzangera lasciata dall'impronta di un TRex) mi è capitato un episodio che ho ricordato alcuni giorni fa, avendone quasi una piccola rivelazione.  Ero alle medie, perido in cui ero praticamente un disadattato, vittima dei brufoli, di una pettinatura improponibile, dei pantaloni di velluto a coste e della mia rotondità. Non mi è mai piaciuto il calcio, non ci ho mai saputo giocare e questo handicap ha sempre pesato molto negativamente sulla mia vita sociale di allora (mentre ora sono fiero di aver tenuto duro!). Tuttavia per avere un minimo di contatto con gli altri maschietti mi ero deciso a collezionare un po' di figurine dei calciatori(si, davvero patetico), per scambiarle, ma soprattutto per giocarci (quanti ricordi eh?) ma senza attaccarle all'album e senza mai capirci un tubo... In uno di queste sedute mi capitò di avere la colossa le fortuna di trovare un bambino a cui mancava una sola figurina per completare l'intera collezzione. E, indovinate un po', ebbene si, quella figurina ce l'avevo solo io. Incredibile. Il tutto si è svolto in pochissimi secondi. Mi ha guardato, mi ha chiesto se la scambiavo e gli ho detto di si, ma mentre mi accingevo a guardare se nella pila dei suoi doppioni ci potesse sessere qualcosa di mio interesse, quel bambino si è preso la figurina che voleva e mi ha dato tutte le sue, in blocco, senza pensarci un attimo. Mentre tenevo in mano incredulo il bottino piovuto dal cielo, il mio gneroso compagno d'affari spiegava agli altri che a lui andava bene così. Tanti anni dopo ho davvero capito quel gesto. Avendo finalmente quello che davvero si desidera, tutto il resto perde di valore o per lo meno passa in secondo piano. E non è un caso che lo capisca proprio ora. Mi rimane solo una curiosità: quanti altri episodi illuminanti della mia vita mi sono passati sotto al naso senza che io potessi capirli e farne tesoro? Enjoy the Silence...
Hacked! :O
Posted on 2007-02-15 at 1:25
You were hacked by HardHackz, since I am not a cracker, but a hacker, I'm not going to do anything malicious. Send me an e-mail if you want help patching your security!
hardhackz@gmail.com
Storia Zen
Posted on 2007-02-14 at 13:37
Mi hanno regalato questa storia Zen (non so se lo sia davvero, ma ci calza molto). E' particolarmente adatta ad alcuni episodi che mi sono successi di recente. Per tutte quelle persone che non si piacciono, o che credono vi sia qualcosa di sbagliato in loro. Un'anziana donna cinese aveva due grandi vasi, ciascuno sospeso all'estremità di un palo che lei portava sulle spalle. Uno dei vasi aveva una crepa, mentre l'altro era perfetto, ed era sempre pieno d'acqua alla fine della lunga camminata dal ruscello a casa, mentre quello crepato arrivava mezzo vuoto. Per due anni interi andò avanti così, con la donna che portava a casa solo un vaso e mezzo d'acqua. Naturalmente, il vaso perfetto era orgoglioso dei propri risultati. Ma il povero vaso crepato si vergognava del proprio difetto, ed era avvilito di saper fare solo la metà di ciò per cui era stato fatto. Dopo due anni che si rendeva conto del proprio amaro fallimento un giorno parlò alla donna lungo il cammino: Mi vergogno di me stesso, perché questa crepa nel mio fianco fa sì che l'acqua fuoriesca lungo tutta la strada verso la vostra casa. La vecchia sorrise: Ti sei accorto che ci sono dei fiori dalla tua parte del sentiero, ma non dalla parte dell'altro vaso? È perché io ho Sempre saputo del tuo difetto, perciò ho piantato semi di fiori dal tuo lato del sentiero ed ogni giorno, mentre tornavamo, tu li innaffiavi. Per due anni ho potuto raccogliere quei bei fiori per decorare la tavola. Se tu non fossi stato come sei, non avrei avuto quelle bellezze per ingentilire la casa. Ognuno di noi ha il proprio specifico difetto. Ma sono la crepa e il difetto che ognuno ha a far sì che la nostra convivenza sia interessante e gratificante. Bisogna prendere ciascuno per quello che è e vedere ciò che c'è di buono in lui.
E alla fine non era sucesso niente
Posted on 2007-01-11 at 13:26
Ieri finalmente ce l'anno fatta. Non è successo nulla, o per dirla in termini tecnicamente più appropriati "il fatto non sussiste" e, ammesso e non concesso che sussistesse (ma non è così) "il fatto ormai non costituisce più reato" e, dovesse pure essere un reato (ma non è nemmeno così) è passato talmente tanto tempo che sarebbe stato tutto prescritto. Insomma non c'era speranza, c'erano tante di quelle scappatoie e vie di fuga che in nessun modo si sarebbe potuto ottenere un risultato diverso. Come provi a prenderli per un verso ti sono già scappati dall'altra parte. E lo si sapeva da sempre, o forse era solo la solita voglia disfattista italiota di dire che tanto alla fine non ne vale la pena, che è lo stesso, che tanto si sà, che in italia funziona tutto così... Oppure forse c'era la speranza che stavolta non sarebbe andato così, che alla fine qualcosa sarebbe venuto fuori, che fosse un cadavere (uno o 81 che differenza fa?) troppo scomodo ed ecclatante per nasconderlo in un armadio o sotto al tappeto per così tanto tempo (27 anni, però! Bisogna davvero esser bravi!).  Se da un lato mi stupisce che serva così tanto tempo e così tanto lavoro per fare "il niente" dall'altro capisco che, con tutto quello che davvero deve essere successo quella notte, è comprensibile che ci sia voluto tutto questo sforzo per limare, piegare, fondere, oscurare, dissolvere e disperdere la verità. Ed il lavoro è stato duro, fatto a volte con piccoli colpetti chirurgici, altre volte con colpi di mano più ecclatanti e plateali. E' dura ridurre la verità al niente, anche in corrispondenza di eventi così dramatici, ma anche questa volta, immancabilmente, ce l'hanno fatta. Prima sarei ancora riuscito a pensare che in questi casi il silenzio fosse una ammissione di colpevolezza o quantomeno di responsabilità, che ci fosse per tutti quantomeno un barlume di coscienza che imponesse almeno la decenza del silenzio... Ma ora che si ha il coraggio di parlare per negare l'evidenza e dire "non è colpa di nessuno" mi cadono davvero le braccia e so che devo rivedere pesantemente le categorie di "quello che mi posso aspettare" e quindi quello a cui bisogna saper far fronte e reagire. Tuttavia, sullo sfondo di tutta questa sfacciata vergogna, spicca la forza ed il coraggio di chi, per anni, ha continuato a lottare per quello in cui credeva, ha continuato a cercare, ha portato avanti con dignità il proprio dolore e la propria perdita fino a costringere tutti quelli che avevano (haimè il passato è d'obbligo) delle responsabilità in un angolo talmente stretto e chiuso da non avere altra possibilità di cavarsela se non quella, ecclatante ed incredibile, di negare, chiudere tutta la faccenda ed aggiungere come 82esima vittima di quella strage: la Verità.
Quello che non ti ho detto (Scusami...) (Moda')
Posted on 2007-01-10 at 17:19
Scusami... se quella sera sono stato troppo fragile... e non ho avuto proprio forza per resistere... per fregarmene... Scusami... ma la voglia di sentirti era incontrollabile... dirti tutto in quel momento era impossibile... era inutile
Scusami, se ho preferito scriverlo, che dirtelo, ma non è facile... dirti che... sei diventata il senso di ogni mio giorno, momento perchè... perchè sei fragile...
Scusami... se io non sto facendo altro che confonderti ma vorrei far di tutto per non perderti... voglio viverti... Parlami... ma ti prego dì qualcosa oppure stringimi... ho paura del silenzio e dei tuoi brividi... e dei miei limiti...
Scusami... se ho preferito scriverlo, che dirtelo, ma non è facile... dirti che... sei diventata il senso di ogni mio giorno, momento perchè... perchè sei fragile... e come me sai piangere...
Tradizioni di famiglia (parte seconda)
Posted on 2007-01-05 at 16:12
Ok, il post precedente era solo l'introduzione, ora arriva il bello... Come dicevo le tradizioni di famiglia tendono a perdersi ultimamente e questa cosa non mi andava tanto giù per una serie di motivi con cui non starò qui ad annoiarvi. Sta di fatto che la tradizione è saltata un paio di volte negli anni passati e pareva che fosse destinata a perdersi irreversibilmente.  A questo punto ho deciso di andare dalla mamy (diretta discendente della stirpe delle 'zdore) e dirle che... udite udite... la tradizione l'avrei portata avanti io con l'aiuto della sister... Ebbene si... sono un aspirante 'zdor (ammesso e non concesso che possa esistere una forma al maschile, alla peggio me la invento). Tra me e me ho pensato che, essendo ormai anni che mi destreggio con altre forme di sgnadur cinese (che se la pasta l'hanno inventata loro qualcosa in questa relazione interdisciplinare deve esserci), non dovevo poi essere così uno schifo a tirare le sfoglia. C'è voluto un po' di tira e molla, ma alla fine sono riuscito ad ottenere/costringere la mamy a farlo. Beh... ovvio è una rivoluzione non da poco che il rituale sacro della preparazione dei cap'lìt sia aperta ad un "umarell", ma non si poteva far andrare alla deriva quello che nei miei geni mi definisce al 50% come un "Galli". La cosa si è subito rivelata essere seria: il processo di istruzione sarà diviso in segmenti l'uno propedeutico all'altro con difficoltà crescente e ci vorranno anni. Se non ci fossi stato abituato col kung-fu sarebbe stata dura approcciare la cosa a questo modo, spero solo che la cosa non sia altrettanto dura e faticosa... I cap'lìt dell'Umarell, Lesson 1: the spojia is on the table (la sfoglia è sul tavolo)  Ingredienti per il livello 1: - una mamma zdora nel sangue competente che insegna e supervisiona. - una sorella, meglio se avvocato, che redige il verbale dell'evento - il ripieno già fatto dalla Lea (ci vuole il livello 2 per fare il ripieno) - un uovo per ogni etto di farina e solo una micro puntina di olio d'oliva - impastatrice robot e mitica macchinetta IMPERIA-INOX a manovella (ci vuole il 3 livello per farle la sfoglia a mano con lo sgnadur) - rotella taglia sfoglia zigozata. - tempo pazienza e fantasia. Da subito mi si svela il primo segreto del Sabba: la porta deve rimanere chiusa e c'è anche il suo perche: se si apre la porta cambia l'umidità interna della stanza e questo comporta uno sbalzo nel processo di asciugamento della pasta che compromette la morbidezza della sfoglia e quindi del cap'lìt.  Già ho capito che se il livello tecnico della cosa è questo la cosa è molto ma molto più ardua di quanto mi aspettassi!!! Il pomeriggio è andato via così: fai la pasta, stendila mettila nell'Imperia e tirala, squadrala, ripassala più volte attraverso tutti gli 8 livelli di sottigliezza fino a che la senti al tatto che è "a quel giusto livello". Poi con la rotella fai le strisce e da quello i quadratini (l'inclinazione è importate!). Prendi un pizzico di ripieno e applica il nodino (fare origami da bambino ha sempre la sua utilità). Riponi il cappelletto sul vassoio senza che si attacchi agli altri. Ripeti il tutto fino alla fine dell'impasto... Risultato:
il mio cromosoma emiliano si è fatto sentire, la mamy si è sorpresa per la capacità innata degli allievi e la perizia con cui ci siamo mossi, per non parlare di quanto fosse contenta (questo funziona molto meglio del Prozac, dottore di m3rd@!). Giovanni Rana si mangerebbe il fegato a vedere la bellezza dei cappelletti che, ricordando le indicazioni del nonno, sono stati modellati sull'immagine di un ombelico che neppure Michelangelo avrebbe potuto fare così bello. L'ispirazione aiuta...
Level 1: Accomplished !! Sono uffcalmente aspirante 'zdor di terzo livello, nei successivi tentativi prossimi divverò assistente 'zdor di secondo livello e quindi finalmente 'zdor di primo livello (si spera).
E la tradizione "Galli"... è salva!
Tradizioni di famiglia (prima parte)
Posted on 2007-01-04 at 19:27
Le tradizioni familiari stanno a poco a poco perdendo il loro fascino, peso ed attaccamento col passare degli anni, ed è un vero peccato. Un paio di idee sul perche ce le ho, ma non ho voglia ora di lanciarmi in una filippica sul tema della famiglia, non è davvero il caso. Ci sono poche tradizioni nella mia famiglia. Ad essere precisi c'è una tradizione da parte dei "Crotta" ed una da parte dei "Galli", ed è di quest'ultima che voglio scrivere ora: I cappelletti di Natale. Non esiste Natale che possa essere trascorso senza mangiare i tradizionali cappelletti fatti come si fanno a Ferrara, più precisamente Codigoro, ancora più precisamente Pontemaodino. La tradizione vuole che il giorno di Natale tutta la famiglia (intesa nel senso matriarcale del termine) si ritrovi nella casa più grande a festeggiare durante il pranzo del 25. Il piatto forte del menù tradizionale sono i cappelletti, il lesso ed il salame, accompagnati da abbondante vino rosso e deliziati per finire dalla ciambella ("brazadela" 1 2), dal pan-pepato (quando c'era la fortuna di averlo), un buon numero di arachidi (o "spagnolette") in attesa del caffè. Per realizzare tutto questo era necessario che le donne si riunissero per preparare il tutto, e quel giorno, il 24 dicembre, la mia nonna non era più la mia nonna... Si perche la mia nonna era la nonna più dolce e tenera del mondo, che mi copriva di baci e carezze e che si sarebbe fatta veramente in quattro per me, sempre pronta a coccole ed attenzioni. Ma il 24 dicembre no.  Quel giorno la nonna arrivava da noi con lo sguardo già serio e concentrato, in piena concentrazione pre-agonistica, taciturna ed assolutamente imperturbabile. Portava con se il suo mattarello professionale: "al Sgnadur". Un metro e trenta di lunghezza, circa sei centimetri di diametro, legno duro e pesante, il pomello solo da un lato per legarlo ed appenderlo. Praticamente un'arma bianca che veniva tenuta sullo stesso piano della spada di un cavaliere templare: sfoderata solo per le grandi occasioni, riverita come si conviene ad un eroe, brandita con la maestria che si conquista solo in anni di pratica e degna di essere toccata solo dall' elite di chi ne è davvero meritevole. Da tradizione la "'zdora" (la padrona di casa) può definirsi tale solo dal momento in cui è dotata di sgnadur che sa utilizzare con maestria in entrambi gli usi cui è preposto: tirare la sfoglia (fino a 12 uova!) e menare il marito. Non a caso tradizionalmente quello scettro del potere era il primo articolo che componeva la dote ed il corredo di una sposina. (Nella foto accanto un gruppo di zdore o 'zdaure' da competizione alla gara del "Mattarello D'Oro". Per maggiori info sulle zdore consiglio http://www.zdaura.splinder.com/ da cui è stata presa l'immagine) Vedere quindi la nonna con lo snadur in mano voleva dire solo una cosa: non c'è trippa per gatti, bisognava stare alla larga ed attendere. Le femmine si sarebbero riunite ed era una cosa solo per loro, ma più che un riunirsi era un vero e proprio isolarsi! E la cosa aveva la solennità ed il mistero tipico dei rituali del Sabba, una di quelle situazioni in cui le donne si appartano e tirano fuori l'atavico potere che le lega alla "Dea Madre Terra" dove nessun' altro è ammesso. La porta della cucina era chiusa ed era assolutamente a tassativamente proibito entrare, per qualsiasi motivo. Il rituale poteva andare avanti per ore, dal primissimo dopo pranzo fino alla notte dato che si poteva arrivare a fare fino a 600/800 cappelletti. Il giorno dopo si sarebbe visto il prodotto di tutto quel lavoro svolto in segreto: i cappelletti in brodo che il nonno non poteva non sottolineare prendessero la loro forma dall'ombelico delle donne, guadagnandosi immancabilmente a sgridata della nonna. L'altra tradizione, quella "Crotta", mi sa che ve la racconto tra qualche anno. Non per cattiveria, ma comprende un battesimo e quindi...
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